Marghera Online

La chiusura dell’impianto TDI di Dow Chemical con la conseguente eliminazione del fosgene a Porto Marghera, invece di dare una svolta verso il nuovo sta trasformandosi in occasione per il consolidamento del vecchio (raffineria, cloro, CVM e PVC, nuove centrali elettriche).

Siamo favorevoli all’assorbimento dei lavoratori della Dow negli impianti Eni, come già garantito da Scaroni, siamo però contrari ad avallare la corsa al “business” nel settore energia da parte delle industrie locali che dopo anni di immobilismo improvvisamente, usando l’arma del ricatto occupazionale e sociale, ai tavoli di trattativa chiedono di tutto e di più. Non si può fare una nuova centrale da 400 MW quando le attuali centrali già producono 2000 MW e buona parte di tale energia viene destinata a soddisfare il consumo nazionale.
Arriviamo al paradosso che gli elettrodotti in uscita dal polo industriale sono saturi e non sopporterebbero un eventuale aumento di potenza trasportata/venduta, per cui al pesante impatto sul territorio degli elettrodotti esistenti se ne dovrebbero aggiungere perfino di nuovi.

Il Sindaco interpreta a modo suo l’esito del referendum e sollecita l’ammodernamento del cloro soda e il potenziamento del CVM e PVC quando invece i cittadini con la consultazione di luglio si sono espressi chiaramente contro il ciclo del cloro, non solo contro il fosgene. Dovrebbe perciò invece sollecitare installazioni e laboratori per le bonifiche dei terreni al fine di mettere a disposizione aree in cui si insedino nuove industrie ecocompatibili.
L’Ineos/EVC può chiudere da un giorno all’altro esattamente come ha fatto la Dow perché segue le leggi dell’economia e sta investendo in Cina e India in base alle proprie convenienze. Se deciderà di chiudere lo farà indipendentemente dagli accordi; tanti ne sono stati sottoscritti e altrettanti disattesi, questo che si va a firmare è sulla stessa strada: quali clausole potrebbero impedirlo veramente?. Perciò bisogna accelerare l’arrivo di alternative durature e con prospettive economiche valide e non puntare al permanere dell’esistente che comunque non ha un vero futuro qui.
Infine vorremmo contestare alle autorità pubbliche di ogni livello il fatto che per trattare sul futuro di Marghera si sono riunite attorno a un tavolo tutte le forze sociali meno le associazioni ambientaliste e l’Assemblea Permanente contro il Rischio Chimico, cioè chi ha raccolto le 13.000 firme per il referendum comunale a tutela della salute e dell’ambiente. Dopo tutti gli anni in cui ha prevalso l’ignoranza, dopo i processi in cui abbiamo partecipato a far emergere amare verità, come si può pensare di lasciare fuori chi ha fatto emergere le contraddizioni di questo polo industriale? Per questo l’accordo che sta per essere partorito a Roma, comunque esca, nasce “zoppo” perché manca dell’avvallo dei cittadini.

Per quanto detto chiediamo al Sindaco

di colmare questa lacuna convocando alle riunioni anche questi rappresentanti dei cittadini,
di attivare gli enti pubblici ASL, VVF, ARPAV per verificare se gli impianti fermi della Dow siano in sicurezza, se fosgene o altri prodotti altamente tossici come ammine e TDI siano stati del tutto eliminati dai serbatoi e dall’impianto,
che venga fissato un programma di demolizione e bonifica degli impianti che verranno chiusi e dei terreni circostanti, e che vi sia un controllo stringente su queste fasi, che dovranno essere ovviamente a spese della Dow Chemical.

Assemblea Permanente contro il Pericolo Chimico
Associazione Gabriele Bortolozzo
Medicina Democratica di Venezia
WWF Sezione di Venezia

A Marghera può nascere una nuova Venezia

Per la comunità di Marghera e per l’intero Comune di Venezia l’incidente al TDI del 28 novembre 2002 rappresenta un punto di svolta.
L’incidente è la dimostrazione di come il grave ritardo nel processo di riconversione industriale veneziano non solo continui ad aggravare il degrado ambientale, consolidi un quadro negativo di pesanti ricadute sulla salute, riduca la competitività industriale e quindi le garanzie di sicurezza dei posti di lavoro ma, di fatto, esponga i cittadini ad un rischio inaccettabile. La necessità di autodifesa impone alla comunità di intervenire direttamente e di abbandonare quel diffuso atteggiamento oscillante tra un’ignavia semi-volontaria e una delega in bianco a tecnici e politici.
Catalizzatore di questa consapevolezza è l’Assemblea Permanente contro il Pericolo Chimico che, in quasi quattro anni di impegno continuato, ha seminato informazione, approfondimenti, valori sociali, cultura ambientale e ha messo in pratica un nuovo modello di condivisione delle scelte tecnologiche, portando la città ad esprimersi direttamente sulla permanenza delle produzioni più pericolose.
Con una inedita quanto contrastata consultazione sul ciclo del cloro, la cittadinanza veneziana, a larga maggioranza, si è espressa nell’estate scorsa per il suo allontanamento.
Arriviamo ad oggi. Dow Chemical, la multinazionale chimica che negli ultimi tre anni ha complessivamente chiuso una cinquantina di siti produttivi in tutto il mondo, nell’ambito di una strategia di focalizzazione verso produzioni di maggior interesse per il mercato, ha pianificato la fermata di sette installazioni chimiche; tra queste il TDI di Marghera, la cui acquisizione iniziale era evidentemente finalizzata ai brevetti e al ricco mercato sud europeo, piuttosto che alle convenienze locali.
L’opportunità che ora si presenta per Venezia è quella di accelerare la transizione verso produzioni più avanzate e meno inquinanti, secondo quanto hanno chiesto i cittadini, riportando i grandi operatori nazionali alle loro responsabilità nell’area ed in questo risolvendo e prevenendo le emergenze occupazionali.

Per chi ama navigare nelle acque quest anno una destinazione molto richiesta è la Sardegna, scelta da milioni di turisti che amano perdersi nel mare sardo. Per raggiungere la Sardegna comodamente con una nave è disponibile una tratta molto richiesta dei traghetti Livorno Golfo Aranci e che permette di ridurre il costo del trasporto dal Porto di Livorno verso quello di Golfo Aranci.